venerdì 9 giugno 2017

ANDAR PER BOTTEGHE



Si viaggia di più rispetto a cinquant’anni fa e verso molte più destinazioni. Ma non sempre si viaggia meglio. Nel senso che non si entra nello spirito del luogo, non importa se vicino o agli antipodi. Non se ne colgono aspetti nascosti,  non se ne frequenta la gente. Insomma si è turisti e non viaggiatori. Certo non è facile, se il tempo a disposizione è poco e non si hanno contatti. Dall’altra parte gli alberghi sono alla continua ricerca di un’idea che li renda più attraenti. Non bastano il pacchetto speciale o la bellezza del luogo a far la differenza. Si deve offrire qualcosa che incuriosisca, sia esclusivo e legato al territorio. Così è nata la proposta Life Beyond Tourism del Centro Congressi al Duomo di Firenze, per gli ospiti dei suoi  due alberghi, l’Hotel Laurus al Duomo e l’Hotel Pitti Palace al Ponte Vecchio. Con la collaborazione dell’ Associazione Esercizi Storici Tradizionali e Tipici Fiorentini e il patrocinio dell’OMA, Osservatorio dei Mestieri d’Arte, i clienti dei due alberghi hanno la possibilità di passeggiare per quasi due ore nel centro storico alla scoperta di  alcuni dei circa sessanta  artigiani. Senza spesa in più e prenotando anche sul posto. E non per uno shopping forzato, ma per entrare in contatto con le persone, ascoltare le loro storie, vedere laboratori che non si avrebbe modo di visitare, penetrare, insomma, nel vero tessuto della città. Il progetto si chiama Vo per Botteghe e l’accompagnatore non è una guida e neanche un personal shopper, ma una persona dell’hotel  che conosce la città e come un amico fa da tramite. La panoramica delle botteghe è vasta e variegata. Ce ne sono di antichissime come la più conosciuta Officina di Santa Maria Novella del 1612, l’Antica Erboristeria e Spezieria San Simone del 1700 o Filistrucchi che dal 1720 fabbrica parrucche, barbe, toupet e maschere in cartapesta( in alto). La più giovane è la bottega Acquaflor del 2010 con le sue fragranze.C’è chi fa il cioccolato e chi lavora la ceramica (in basso), il cuoio o il legno, chi prepara fiori e piume per le sartorie e chi ha una selezione straordinaria di occhiali. Chi si occupa di filati e chi di ricami.E poi ci sono orafi, corniciai, cappellai, miniaturisti. Sono solo una parte di quegli artigiani italiani il cui lavoro vale 150 miliardi di euro.

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