martedì 11 marzo 2014

OTTOMARZO

 Anne-Karin Furunes nel suo studio
" Dietro lo specchio" di Giusy Calia
" Ritratto di mano" di Dora Maar

Molto di quello che si vede l’8 marzo è fastidioso.  Tavoli di sole donne vocianti al ristorante, agguati con mimose in ogni angolo di strada, insulsi eventi “parafemministi” che nulla hanno da invidiare alle forme più deteriori del più bieco machismo. Anche le ottime iniziative legate ai gravissimi  problemi della donna  infastidiscono. Per un altro motivo. Perché l’8 marzo ci dobbiamo occupare dei problemi delle donne? Possibile che nel 2014   siano ancora “una categoria” da proteggere? Comunque fa piacere che la Fondazione Musei Civici Venezia abbia scelto l’8 marzo per inaugurare varie mostre fotografiche di donne a Palazzo Fortuny. Un’occasione, fino al 14 luglio,  per rivedere il palazzo con le sue incuriosenti collezioni. Al piano terra “Le Amazzoni della fotografia” ci conferma come sia variegato il panorama delle artiste-fotografe, e come  tutte le foto, dalle prime di Julia Cameron, Margaret Bourke White, Leni Riefenstahl, per  quanto inserite in contesti storici precisi, risultino di una vitalità contemporanea. Quelle di  Cindy Sherman, Nan Goldin, Francesca Woodman, Shirin  Neshat, Vanessa Beecroft, Giusy Calia, assolutamente innovative nel loro racconto della realtà, qui si guardano con un occhio che prescinde  dal tempo. Ma è  la mostra di Dora Maar, al primo piano, quella che più colpisce  e fa pensare all’8 marzo. Anche il titolo lo anticipa “Dora Maar nonostante Picasso”. Le foto vanno dal reportage  alla foto surreale,  dalla foto costruita al ritratto  sensuale, dal fotomontaggio alla foto pubblicitaria. Impossibile non  vedere la storia d’amore di Maar con Picasso, durata poco più di dieci anni ma che la fece piombare nella pazzia per il resto della sua lunga vita, come un caso emblematico di talento femminile soffocato dal maschio, eccezionale artista ma uomo orribile. Conviene quindi, per rilassarsi, salire al piano superiore,  in un salone dalle enormi vetrate affacciate sulla più oleografica Venezia, e gustarsi  “Shadows” di Anne-Karin Furunes, norvegese, classe 1961.  Ritratti di donne sono stampati su enormi tele bucherellate con un effetto di ombre e luci per cui i volti  prendono espressioni diverse e nello stesso tempo  diventano più lontani nel tempo e nello spazio. 

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