giovedì 6 febbraio 2014

L' ORLANDO GIOCOSO


I virtuosismi sanno spesso di esasperazione, di forzatura. Qualche volta  si avverte perfino una strana analogia con i Guinness dei primati più  goffi e inutili. Tipo entrare in cinquanta in una cabina telefonica, baciarsi per diciotto ore senza interruzioni, mangiare settanta uova sode ecc. ecc. Forse piacciono quando non si sente dietro la fatica, la determinazione, lo studio “matto e disperatissimo”. Quando insomma sembrano spontanei, fluidi, non imposti.
 Stefano Accorsi e Marco Baliani
Come nel caso di “Giocando con Orlando”, un originale quanto intrigante adattamento teatrale dell’Orlando Furioso di Marco Baliani, che ne è anche regista e attore insieme a Stefano Accorsi. I due sulla scena trasformano i 38.746 versi del poema dell’Ariosto in uno spettacolo vivo e movimentato. Mantengono in qualche modo la trama, insistendo sulle storie d’amore di Orlando, che per Angelica perde il senno, e della guerriera Bradamante innamorata dell’infedele, nel senso non cristiano, Ruggero. E quello che è straordinario, e appunto sfiora il virtuosismo, parlano in rima. Ed è sulla rima, talvolta imprevedibile, qualche volta azzardata, spesso ridicola, che si avverte un forte sense of humour. Che alleggerisce sicuramente, senza dissacrare o, peggio, cadere mai nella parodia un po’ becera, genere "Indovina chi viene a merenda". Baliani e Accorsi dialogano fra di loro ogni tanto, ma più spesso si punzecchiano,  mimano cavalcate, abbracci. Diventano mostri, ippogrifi, donne angelicate. E lo sfondo dei magnifici cavalli colorati di Mimmo Paladino, ben illuminati dalle luci di Luca Barbati,  completa egregiamente il tutto.
Lo spettacolo è prodotto da Nuovo Teatro in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola di Firenze,  dove ha debuttato il 19 novembre. Dopo venti tappe, dal 4 febbraio è a Milano al Teatro dell’Elfo fino al 9, prosegue poi a Genova, Vignola, Bologna e Napoli, dove concluderà la sua tournée il 2 marzo. 

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